Dicono di me

Critica d’arte a cura di Alberto Moioli – dir. Editoriale Enciclopedia d’Arte Italiana e Membro Aica International – in occasione della mostra IN CAMMINO CON DON LISANDER del 2017

 

Nel famoso Wilson’s Photographic Magazine del 1909 George Bernard Shaw (Dublino 1856 – Ayot St Lawrence 1950) scriveva della “terribile veridicità della fotografia”. Un magazine molto influente sul quale trovarono spazio anche le opere di Imogen Cunningham2, che insieme ad Ansel Adams fondarono il leggendario “Group f64”.

“La veridicità fotografica” citata da Show e il manifesto del Group f64 rappresentano un punto determinante dal quale possiamo iniziare nel presentare e analizzare l’opera fotografica di Dario Airoldi.

L’Artista meratese, si affida al mezzo fotografico per raccontare la sua verità che altro non è che la “sua realtà”, un punto di vista attento e raffinato che appartiene ad una sensibilità creativa particolarmente colta. Questo approccio alla fotografia lo coinvolge completamente coniugando passione e professione, anima e corpo sono un tutt’uno quando Airoldi si trova ad immergersi nella “caccia” ad un nuovo racconto.

Un pittore accademico qualsiasi si trova una modella carina, la ritrae come meglio riesce e la chiama Giulietta, sotto la tela mette una citazione di  Shakespeare e il quadro è accolto con ammirazione” racconta G. B. Shaw, come pensando allo stupendo bacio rubato da Romeo a Giulietta in una delle quattro copie dell’opera di Francesco Hayez[1] custodita proprio sul lago di Como, nella splendida cornice offerta da Villa Carlotta a Tremezzo. Per il fotografo la questione è assai differente perché sebbene “prende la stessa ragazza carina – prosegue Shaw – la fa mettere in costume, la fotografa e la chiama Giulietta, chissà perché non funziona: lei resterà sempre la signorina Wilkins, la modella. Troppo vera per essere Giulietta”.

Questo limite della fotografia costringe Dario Airoldi ad affrontare il capolavoro manzoniano attraverso la ricerca di nuovi codici del linguaggio espressivo e quello che emerge è uno stile che lo contraddistingue e gli consente di esprimere la sua sensibilità attraverso le emozioni dei luoghi.

I Promessi Sposi interpretati da Dario Airoldi sono protagonisti di scatti che presentano il panorama che ne fu cornice narrante del romanzo, luoghi colti attraverso la ricerca di un’atmosfera che è la stessa vissuta dallo scrittore, la medesima che senza alcun dubbio ispirò l’immortale opera manzoniana, paesaggi che sono entrati nell’anima del fotografo prima ancora d’essere stati immortalati e stampati.

La fotografia può, in questo contesto, essere il pretesto per stimolare un nuovo approccio nella lettura figurativa del celebre testo manzoniano attraverso la magia dei luoghi e suggerendo, si spera, all’attento osservatore, il desiderio di ricercare le atmosfere colte dallo scrittore e dal fotografo.

Accanto a tutto ciò, uno scatto singolare che mi ha particolarmente colpito, “La monaca di Monza” di Dario Airoldi, un’immagine che mi ha immediatamente riportato alla memoria “La Signora” di Giuseppe Molteni. 

“Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso…”

Dalla descrizione di Alessandro Manzoni alla grazia e alla delicatezza dell’immagine scattata da Dario Airoldi. Immerso nelle parole dello scrittore, il fotografo ha saputo tradurre in immagine le parole del libro. Sono le parole che prendono forma sulla carta fotografica e ci regalano un’immagine fotografica che, come un tuffo al cuore, ci possono riportare al candore poetico descritto dal Manzoni e dipinto da Giuseppe Molteni nel 1847 con la sua indimenticabile “Signora” (Olio su tela –  Musei Civici di Pavia).

di Alberto Moioli

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Testo di Andrea Pizzi in occasione della mostra LA VITA E’ TUA 

 

Dario Airoldi racconta il pianeta giovanile attraverso alcuni scatti nei quali l’espressività umana e l’arte la fanno da padrone assolute. Da anni Airoldi conduce una ricerca personale rigorosa attraverso la fotografia. Un percorso che non ha avuto un inizio specifico e probabilmente non avrà neppure una fine, intriso com’è di vita.

Pose, sguardi, espressioni, ma anche sculture, natura, ambiente: tutto serve per proporre una riflessione, un’analisi profonda sulle attese, le speranze, i dolori e le contraddizioni dei giovani. Il viaggio si serve del linguaggio del corpo, che rappresenta una forma di comunicazione che precede la parola. E Airoldi vi fa affidamento a piene mani.

Ci sono sguardi, sorrisi e gesti che riflettono – nella mescolanza degli attimi – la vitalità prorompente del mondo giovanile. C’è una gamma di emozioni e stati d’animo: ciò che il viso e il corpo umano dicono e tacciono, mostrano e nascondono.

Ma ci sono anche le… cose, una scultura, una panchina o semplicemente un angolo di natura, tutti elementi che… parlano all’Altro, dicono che ‘La vita è tua’. Il tema è trattato attraverso il viso, lo sguardo, le mani e i gesti di un giovane. Il messaggio che ne scaturisce è la ricerca dell’Umanità, del Futuro, della Vita, attraverso le attese e le svolte quotidiane. Nel corso di anni e anni di fotografia, Airoldi è stato portato a fissare con il proprio obiettivo migliaia di figure umane, prendendo coscienza della bellezza, della diversità e della straordinaria capacità espressiva e di comunicazione del corpo. Attraverso l’osservazione del viso e dei gesti dell’uomo si è aperto ad un linguaggio che ha infinite sfumature.

È proprio grazie all’uomo che ha colto la straordinaria forza di impatto della fotografia, diventata per Airoldi un mezzo per comunicare all’Altro e con l’Altro attraverso il linguaggio della luce, dei colori, delle forme, ma soprattutto dell’intimità.

Airoldi ha imparato a misurare l’importanza di uno sguardo, di un gesto, di un pianto, di un’espressione di rabbia o di un sorriso. Un linguaggio ideale per emozionare e informare al tempo stesso. Perché guardare con l’obiettivo dentro un viso o uno sguardo è cercare di capire. E’ lo sforzo di Airoldi, che nella specifica serie di scatti dedicati ai giovani vuole guidare l’Altro nel labirinto delle espressioni, rivelatrici di pensieri ed emozioni, di identità e appartenenza: segni impressi nel volto di un giovane, alla disperata ed al tempo stesso testarda ricerca della Vita.

In un faccia a faccia tra diversi stati d’animo, le foto mostrano l’espressività giovanile nelle sue diverse manifestazioni gestuali e lanciano un monito e una speranza: ciascuno prenda in mano la propria vita, avvinghiandosi ad essa, servendosi dei talenti e delle soggettive Energie.

Le fotografie di Airoldi sono uno strumento sensazionale per leggere il presente e il futuro del mondo che ci circonda.
Andrea Pizzi